Monthly Archives: novembre 2016

Uscire dal capitalismo: come e con chi

populismoCome rovesciare le sorti del conflitto tra i “luoghi in cui vivono i corpi di coloro che chiedono cibo, casa, lavoro e affettività” e i “flussi di segni di valore, merci, servizi, informazioni e membri delle élite che li governano”? Due volumi di recente pubblicazione – “La variante populista” di Carlo Formenti e “Postcapitalismo” di Paul Mason – si interrogano, da prospettive diverse, sulle modalità di superamento del capitalismo.

di Alessandro Somma

La letteratura di sinistra sui guasti del capitalismo e sul modo di porvi rimedio è oramai sterminata, e comprende inviti sempre più incalzanti a ripristinare il controllo della politica sull’economia attraverso il recupero della dimensione nazionale: la sola dimensione capace di contrastare efficacemente “il potere del denaro”, e per questo vera e propria “condizione dell’esercizio effettivo della sovranità popolare”[1]. Sarebbe in questo modo possibile una sorta di ritorno cosiddetti fantastici trent’anni del capitalismo, l’epoca tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso in cui l’ordine economico venne forzato a convivere con un ordine politico votato a realizzare un’accettabile redistribuzione delle risorse. Read more

ROMA. ROSS@ METTE I PIEDI NEL PIATTO SULLE DOMANDE INEVASE DALLA SINISTRA

di ROSS@ Roma

rossa-roma-dibattitoChe si fa dopo il 4 dicembre? Ross@ Roma ha promosso venerdi un dibattito pubblico a Roma ponendo al centro il nodo irrisolto della rappresentanza politica a partire dalla situazione romana, ma dentro un contesto determinato dalla prossima scadenza referendaria e dalle sue conseguenze. La discussione è stata introdotta da Mauro Luongo (Ross@). Sono intervenuti Claudio Ursella (Prc), il Collettivo Militant, Walter Tucci (Pci), Gualtiero Alunni (Rete dei Comunisti) e Sergio Cararo (Eurostop). Read more

Al Referendum preferirei di NO (Bartleby lo scrivano)

di Giorgio Gattei

sleeping-in-the-italian-parliamentA metà degli anni ’60, in un celebre comizio, Martin Luther King annunciò di aver fatto un sogno (I have a dream). Più di mezzo secolo dopo a me è capitato di avere invece un incubo: ho sognato che al referendum costituzionale di dicembre vinceva il Sì e, in combinato disposto con la nuova legge elettorale detta “Italicum” che è già in vigore, andavo a votare (nel 2017 o nel 2018 non importa) secondo le nuove regole introdotte dagli “ultimi costituenti”. Ed ecco il mio incubo.

1. Il Senato. Vado al seggio e mi danno una scheda soltanto, quella per la Camera dei Deputati, perché con l’approvazione del referendum è stabilito che «il Governo deve avere la fiducia della sola (ma questa è aggiunta mia) Camera dei Deputati» (art. 94). E’ così abolito il dettato precedente che diceva che «il Governo deve avere la fiducia delle due Camere», ma questo è il monocameralismo, bellezza! Si tratta di una trasformazione costituzionale importante che renderà finalmente rapida la nomina del Governo e poi duratura, facendola dipendere soltanto dai Deputati e non anche da quei parrucconi dei Senatori! Ed il primo effetto che mi ritrovo è che il Senato io non lo voto più. Però non è detto che non esista più; semplicemente viene eletto in altra maniera e senza di me. E come viene eletto? Trasformato in espressione delle «istituzioni territoriali» (art. 55), esso è ridotto a 100 componenti (visto come si risparmia con la revisione costituzionale!), di cui 5 «che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica» (notare quel “possono” perché potrebbero anche non essere nominati) e 95 eletti dai Consigli regionali «tra i consiglieri regionali e i sindaci in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio«» (art. 57). E’ pur vero che io ho  partecipato a scegliere i consiglieri regionali, ma quelli di loro (più i sindaci) che verranno mandati al Senato li decidono loro e non è detto che siano quelli che avrei mandato io se avessi potuto votare. Read more

PAROLE IN LIBERTA’ DALLE COMPAGNE E COMPAGNI

15171306_10209362527198188_3391155460963103308_n-1Abbiamo voluto raccogliere alcune brevi considerazioni ed esternazioni che stanno girando nei social network, fatte da compagne e compagni che si stanno battendo contro la “riforma” costituzionale di Renzi, contro l’austerity e le mille forme di oppressione di classe. Sono le parole di delegati e militanti dei sindacati conflittuali, di attivisti della sinistra di classe, compagne e compagni delle diverse realtà di lotta o di nessuna realtà politica in genere. I nomi non hanno importanza, non ha importanza chi ha detto cosa. Quello che è importante è la nostra storia, ciò che pensiamo, ciò che facciamo, i nostri resoconti, ciò a cui aspiriamo, verso una società affrancata dal dominio capitalista e per la liberazione sociale dalla schiavitù precaria e salariata.

Ciao, sono una dell’accozzaglia e il 25 novembre spiegherò nel mio posto di lavoro e nelle strade della mia città Renzi style perchè bisogna votare NO alla Riforma Costituzionale.
Ieri a Milano c’è stato un bel concerto nazi rock. Al Ministro degli Interni, presente in città, non gli è importato granchè e i nazi hanno potuto suonare indisturbati.
Nel frattempo i pappagalli del PD dicono che noi del No stiamo con Casa Pound e Forza Nuova. Lo dicono da dietro una tastiera, visto che io, nelle piazze antifasciste militanti, non l’aiu visti mai.
Mancu ppi sbagghiu*
(Dafne A., Milano)
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Superare il liberalismo identitario

di Carlo Formenti

topIn un articolo apparso qualche giorno fa sul New York Times Mark Lilla, professore di scienze umane alla Columbia University, scopre l’acqua calda: i progetti politici fondati sull’assemblaggio di un mosaico di culture identitarie – che è esattamente la strategia messa in campo dalle élite liberal americane – sono destinati alla sconfitta. Evidentemente ci voleva la batosta della vittoria di Donald Trump perché lo capissero. In realtà non sembra l’abbiano davvero capito, tanto è vero che – non solo negli Stati Uniti ma anche qui da noi – giornalisti, politici di “sinistra” ed esperti si arrampicano sugli specchi per sminuire la portata della catastrofe (in fondo la Clinton ha avuto più voti popolari, gli americani e gli inglesi si renderanno presto conto degli errori commessi votando Brexit e Trump, ecc.) ed è forse per questo che Lilla ci va giù duro per dargli la sveglia. Riassumo qui di seguito alcuni dei suoi argomenti. Read more

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